Diario di viaggio di Adri e Francy, aprile 2006

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Egilsstadir - Reykjahlíð

 

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Chilometri tappa: 245 Km

Svegliati con calma nella grigia Egilsstaðir, proseguiamo lungo la strada n.1 fra nebbia e pioviggine. Paesaggio quasi completamente innevato, e tanti tanti bei chilometri in mezzo al nulla senza incrociare nessuno. Ma è proprio questo il bello di questa regione!

Purtroppo troviamo chiusa la deviazione all’interno della Mödrudalur, mentre dalla parte opposta riusciamo a percorrere gli 8 km che separano la strada n.1 dalla fattoria in torba che dall’altopiano prende appunto il nome. La struttura delle abitazioni è in legno, ma le pareti esterne sono rivestite di piastrelle di torba larghe una cinquantina di cm, impilate l’una sull’altra lasciando spazio solo per l’apertura di porte e finestre.Anche il tetto è ricoperto di torba e il tutto sembra essersi prodotto direttamente dal sottosuolo, dato che muschi e erbe rocoprono gli edifici mimetizzandoli coi prati circostanti. C’è pure un insolito distributore di carburante posto dirimpetto. Per riparare gasolio e benzina dal gelo, anche serbatoio e pompe di erogazione sono stati inseriti in un edificio di legno e torba.
Da una di queste case esce pure una ragazzina stile Heidi a salutare le uniche due anime che in quel grigio giorno di maggio si trovano in quel luogo sperduto!

Riprendiamo il cammino, e anche se già ce lo aspettavamo, anche la strada per le magnifiche cascate Dettifos e per il canyon di Asbyrgi la troviamo chiusa.
Sarà per la prossima volta….
Proseguiamo quindi alla volta del lago Mývatn, il quarto lago naturale in ordine di grandezza dell'Islanda. Rapida sosta alle solfatare di Hverir, poco prima del passo di Namaskard, approfittando di una piccola occhiata di sole.
Le solfatare sono molto belle; è un luogo dalla bellezza aspra e ultraterrena con la terra solcata da pozze di fango ribollenti, fumarole, crateri e formazioni laviche. Il contrasto di colori è incredibile; si va dal grigio del fango bollente, al rosso dei crateri, al giallo delle colate sulfuree per finire col bianco delle fumarole. Dopo un veloce pranzo alla vicina Reykjahlíð, ritorniamo indietro e ci dirigiamo verso la centrale geotermica di Leirhnjúkur.  In questa sede non solo si sfrutta il calore di Krafla, ma si monitorano costantemente lo stato del vulcano e i segnali di attività.Dall’esterno si notano facilmente alcuni edifici bianchi utilizzati per il raffreddamento e altri rossi per la trasformazione. Delle tubature scendono a 30 m di profondità pescando vapore e acqua che poi distribuiscono in tubi termoisolati, provvisti di gomiti a 90° per diminuire la forte pressione.  Percorriamo il giro ad anello di circa due ore, la prima parte in mezzo alla neve ,attorno alla Leirhnjúkur Mountain, vulcano attivo che si trova pochi chilometri a nord-est del lago Mývatn sulla strada n. 863 nei dintorni dell'area vulcanica di Krafla. La zona è caratterizzata da formazioni laviche e solfatare che rendono il paesaggio “lunare” e pieno di diverse sfumature colorate. Zona attiva molto interessante. Il cratere di Leirhnjúkur si formò per la prima volta nel 1727 eruttando lava per ben due anni filati. Nel 1746 ci fu una seconda eruzione e quello che è rimasto lo si può osservare tuttora.
Il sentiero/circuito è ampiamente segnalato e in alcuni punti sono state posizionate delle passerelle di legno per non camminare sul terreno bollente. Le temperature del suolo possono toccare gli 80°- 100°C .
Il percorso prima costeggia delle belle pozze di acqua azzurra ribollente e poi passa attraverso delle distese stratificate di lava nera formatesi durante le eruzioni del vulcano Krafla, le ultime chiamate anche "Krafla-fires", iniziate nel 1975 dopo un'interruzione di 250 anni. Dalla montagna esce fumo ovunque, peccato che le nuvole intorno non ci facciano apprezzare al meglio questo paesaggio decisamente lunare!

Tornati alla macchina, proseguiamo la salita per circa 1 km e ci troviamo di fronte allo spettacolare cratere Viti (inferno in islandese), al cui interno si trova un laghetto semi-ghiacciato.
È molto suggestivo anche per il fatto che per metà è ancora innevato e il contrasto tra il bianco della neve e l’azzurro-verde intenso del lago, pur con il cielo grigio, è veramente particolare.
Il terreno intorno presenta colorazioni variegate e nella zona rimbomba il suono del vapore “di scarto” che esce dalla centrale. È talmente forte la potenza di uscita che si capisce quanta forza genera questa zona geotermica.

Tornati a Reykjahlíð prendiamo possesso di una bella camera vista lago nel minuscolo hotel Reykjahlíð. Ultimo giretto serale nei dintorni, prima alle strane formazioni laviche di Dimmuborgir (in islandese significa “le città oscure”), che non ci hanno colpito in modo particolare, e poi alla bellissima spaccatura di Grjótagjá.
Al di sotto di essa vi sono un paio di grotte: la Storagja e la Grjótagjá.. esse sono considerate delle "blister cave" (grotte-bolla), formatasi grazie alla pressione di gas sulla superficie di una crosta.
Ovviamente può crearsi una situazione del genere soltanto nel caso di eruzioni non violente. I gas, in maggioranza diossido di carbonio e vapore, formano delle bolle all’interno del flusso ancora liquido di lava. Una volta che la lava si è raffreddata, la bolla diventa una grotta.

Cena con il consueto e delizioso filetto di agnello,ed un’ottima apple pie con la vaniglia e possiamo andare a nanna.

Alle 23 il sole sta per tramontare e avanzano anche delle schiarite. Per l’indomani è previsto bel tempo e l’idea è salire fino a Húsavík per tentare il whale watching.

 (by Adri)

Albergo:

Hotel Reykjahlid
660, Reykjahlid
Iceland