Svegliati
con calma nella grigia Egilsstaðir, proseguiamo lungo la strada n.1
fra nebbia e pioviggine. Paesaggio quasi completamente innevato, e
tanti tanti bei chilometri in mezzo al nulla senza incrociare
nessuno. Ma è proprio questo il bello di questa regione!
Purtroppo
troviamo chiusa la deviazione all’interno della Mödrudalur, mentre
dalla parte opposta riusciamo a percorrere gli 8 km che separano la
strada n.1 dalla fattoria in torba che dall’altopiano prende appunto
il nome. La struttura delle abitazioni è in legno, ma le pareti
esterne sono rivestite di piastrelle di torba larghe una cinquantina
di cm, impilate l’una sull’altra lasciando spazio solo per
l’apertura di porte e finestre.Anche il tetto è ricoperto di torba e
il tutto sembra essersi prodotto direttamente dal sottosuolo, dato
che muschi e erbe rocoprono gli edifici mimetizzandoli coi prati
circostanti. C’è pure un insolito distributore di carburante posto
dirimpetto. Per riparare gasolio e benzina dal gelo, anche serbatoio
e pompe di erogazione sono stati inseriti in un edificio di legno e
torba.
Da una di queste case esce pure una ragazzina stile Heidi a salutare
le uniche due anime che in quel grigio giorno di maggio si trovano
in quel luogo sperduto!
Riprendiamo il cammino, e anche se già ce lo aspettavamo, anche la
strada per le magnifiche cascate Dettifos e per il canyon di Asbyrgi
la troviamo chiusa.
Sarà per la prossima volta….
Proseguiamo quindi alla volta del lago Mývatn, il quarto lago
naturale in ordine di grandezza dell'Islanda. Rapida sosta alle
solfatare di Hverir, poco prima del passo di Namaskard,
approfittando di una piccola occhiata di sole.
Le solfatare sono molto belle; è un luogo dalla bellezza aspra e
ultraterrena con la terra solcata da pozze di fango ribollenti,
fumarole, crateri e formazioni laviche. Il contrasto di colori è
incredibile; si va dal grigio del fango bollente, al rosso dei
crateri, al giallo delle colate sulfuree per finire col bianco delle
fumarole. Dopo un veloce pranzo alla vicina Reykjahlíð, ritorniamo
indietro e ci dirigiamo verso la centrale geotermica di Leirhnjúkur.
In questa sede non solo si sfrutta il calore di Krafla, ma si
monitorano costantemente lo stato del vulcano e i segnali di
attività.Dall’esterno si notano facilmente alcuni edifici bianchi
utilizzati per il raffreddamento e altri rossi per la
trasformazione. Delle tubature scendono a 30 m di profondità
pescando vapore e acqua che poi distribuiscono in tubi termoisolati,
provvisti di gomiti a 90° per diminuire la forte pressione.
Percorriamo il giro ad anello di circa due ore, la prima parte in
mezzo alla neve ,attorno alla Leirhnjúkur Mountain, vulcano
attivo che si trova pochi chilometri a nord-est del lago Mývatn
sulla strada n. 863 nei dintorni dell'area vulcanica di Krafla. La
zona è caratterizzata da formazioni laviche e solfatare che rendono
il paesaggio “lunare” e pieno di diverse sfumature colorate. Zona
attiva molto interessante. Il cratere di Leirhnjúkur si formò per la
prima volta nel 1727 eruttando lava per ben due anni filati. Nel
1746 ci fu una seconda eruzione e quello che è rimasto lo si può
osservare tuttora.
Il sentiero/circuito è ampiamente segnalato e in alcuni punti sono
state posizionate delle passerelle di legno per non camminare sul
terreno bollente. Le temperature del suolo possono toccare gli 80°-
100°C .
Il percorso prima costeggia delle belle pozze di acqua azzurra
ribollente e poi passa attraverso delle distese stratificate di lava
nera formatesi durante le eruzioni del vulcano Krafla, le ultime
chiamate anche "Krafla-fires", iniziate nel 1975 dopo
un'interruzione di 250 anni. Dalla montagna esce fumo ovunque,
peccato che le nuvole intorno non ci facciano apprezzare al meglio
questo paesaggio decisamente lunare!
Tornati
alla macchina, proseguiamo la salita per circa 1 km e ci troviamo di
fronte allo spettacolare cratere Viti (inferno in islandese), al cui
interno si trova un laghetto semi-ghiacciato.
È molto suggestivo anche per il fatto che per metà è ancora innevato
e il contrasto tra il bianco della neve e l’azzurro-verde intenso
del lago, pur con il cielo grigio, è veramente particolare.
Il terreno intorno presenta colorazioni variegate e nella zona
rimbomba il suono del vapore “di scarto” che esce dalla centrale. È
talmente forte la potenza di uscita che si capisce quanta forza
genera questa zona geotermica.
Tornati a
Reykjahlíð prendiamo possesso di una bella camera vista lago nel
minuscolo hotel Reykjahlíð. Ultimo giretto serale nei dintorni,
prima alle strane formazioni laviche di Dimmuborgir (in islandese
significa “le città oscure”), che non ci hanno colpito in modo
particolare, e poi alla bellissima spaccatura di Grjótagjá.
Al di sotto di essa vi sono un paio di grotte:
la Storagja e la Grjótagjá.. esse sono considerate delle
"blister cave" (grotte-bolla), formatasi grazie alla pressione di
gas sulla superficie di una crosta.
Ovviamente può crearsi una situazione del genere soltanto nel caso
di eruzioni non violente. I gas, in maggioranza diossido di carbonio
e vapore, formano delle bolle all’interno del flusso ancora liquido
di lava. Una volta che la lava si è raffreddata, la bolla diventa
una grotta.
Cena con
il consueto e delizioso filetto di agnello,ed un’ottima apple pie
con la vaniglia e possiamo andare a nanna.
Alle 23 il
sole sta per tramontare e avanzano anche delle schiarite. Per
l’indomani è previsto bel tempo e l’idea è salire fino a Húsavík per
tentare il whale watching.
(by Adri)